I ragazzi del massacro

“Avevano già levato le coperte, lei stava in un antiquato, patetico baby doll giallo, già stecchita, il viso alterato da una smorfia di sofferenza e dall’ematoma sotto l’occhio destro, l’armonia della fronte alterata anch’essa dal grosso ciuffo di capelli che bestialmente le avevano strappato, creando un’innaturale tragicomica calvizie, tutto il torace rigonfio , arrotondato a bótte per l’ingessatura, fatta in fretta, tanto per arginare lo strazio di tutte quelle costole rotte, erano tante se non tutte, e comunque il chirurgo non aveva avuto il tempo di contarle. 
(…) era così guasta e rotta che avevano dovuto riparare subito i danni più gravi, come si vedeva dal grosso rigonfio di ovatta che aveva all’inguine, sotto il giallo dei calzoncini del baby doll che la madre le aveva subito portato all’ospedale appena era stata avvisata dalla polizia, e da altri vari impacchi che aveva qua e là, martoriata come fosse andata sotto un treno.”

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Il terzo romanzo della serie di Duca Lamberti, che una volta era un medico ma poi, dopo essere stato punito per quanto c’era di buono, di giusto e di compassionevole in lui, è diventato un poliziotto. Duca dà la caccia ai criminali: mezze calzette, gente da poco, tipi nemmeno troppo svegli, ma capaci di grandi mostruosità, deboli, vigliacchi capaci di gesti ributtanti, gente fallata, da poco, criminali da due soldi che a volte commettono atrocità quasi per caso. Lui sa come stanarli, riesce a prenderli perché pensa come loro, ma soprattutto perché sente dentro l’urto violento, il muro di aggressività contro cui forse si sono schiantati, lì dove devono essersi spezzati i legami tra loro e il mondo, proprio come in parte è accaduto a lui. Stavolta quelli da far parlare, quelli da mettere dentro, sono i ragazzi delle serali, quelli che nella vita non combineranno mai niente, salvo uccidere. Sono loro che hanno preso la maestrina e l’hanno trasformata in un orrendo fantoccio, che l’hanno violentata e massacrata di botte, a cui hanno strappato i capelli e spezzato le costole. Sono loro, tutti loro, quelli che hanno ucciso e quelli che hanno guardato, i ragazzi che Duca interrogherà per tutta la notte nella saletta impregnata di liquore all’anice, prima di riuscire a capire chi e perché ha deciso che quella giovane donna doveva morire. Tutto è buio per mancanza d’amore, tutto è feroce e insopportabile, per tutti. Le mani tese non vengono afferrate, le confidenze diventano parole d’accusa, e ancora una volta ciò che muove l’orrore è la punizione che spetta al giusto, al compassionevole. Perché la compassione vera verso il prossimo è un lusso che puoi concederti fino in fondo solo quando questo se ne sta fermo e quieto sul tavolo dell’obitorio. Chi ha portato in classe la bottiglia di liquore all’anice? Chi ha bevuto? Chi ha colpito, chi è rimasto a guardare? Duca Lamberti continuerà a domandarlo ai ragazzi in una lunga terribile notte. Però lo sappiamo, lo sa anche lui, non è questo quello che importa.
I ragazzi del massacro, Scerbanenco, 1968

#inventario#letture#immaginario#congetturesujakob

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